Virus
Laurie Anderson, Home of the Brave, 1986

Laurie Anderson, Home of the Brave, 1986

Laurie Anderson

Laurie Anderson

In un momento dello spettacolo multimediale di Laurie Anderson, Home of the Brave, 1986, il "grande vecchio" William Burroughs ha una parte centrale nello spettacolo. Le sue parole acide cadono come una sostanza corrosiva tra le note sospese della musica e s’incideranno indelebilmente nella mente degli spettatori. Alle sue spalle appare proiettata in video proiezione la sua celebre frase: Language is a virus from outer space, il linguaggio proviene da altri mondi.
Non solo, dunque, la vita, come sostengono gli astronomi, ma anche il linguaggio proverrebbe da un altro mondo, da un’altra parte del cosmo.
L’ipotesi sconvolge le nostre abituali certezze sull’origine terrestre della nostra vita, ma ciò che ancor più colpisce, dopo aver compreso che forse la vita, molecole complesse e persino strutture simili a cellule devono esistere nelle nubi interstellari da cui si formano sistemi planetari come il nostro, è che anche la misteriosa proprietà del nostro comunicarci mediante suoni-parole provenga come informazione dal cosmo. Una sorta di virus, caduto sulla terra, assieme alle molecole organiche frammiste a polveri stellari che hanno iniziato a costituire le basi chimiche da cui si è formata la vita.

La cultura espressa da Burroughs è una cultura virologica ed appartiene coerentemente al tempo della mutazione.
I riferimenti culturali sono espliciti, e una piccola rete di nomi può agevolmente essere tessuta: da Borroughs a Nabokov, da Gibson a Sterling, da Rucker a Ballard, da Dick a Crichton, a Pynchon, a Vonnegut, a Ellis...; da Virilio a Quéau, da Guattari a de Kerckhov, da Negroponte a Minsky, da Derrida a McLuhan a Debord ...; da Cage a Rauschenberg, da Duchamp a Beuys, da Fluxus a New Dada, da Warhol alla Neo Pop, da Burns a Sandlin a Williams...; da Cronenberg a Wenders, da Lynch a Tarantino, da Craven a Cameron, da Scott a Carpenter a Verhoeven a Kershner, da Tsukamoto a Otomo, da Raimi a... (i mostri son seriali...).
Una nuova cultura si sta diffondendo nella generazione degli artisti più giovani, a più stretto contatto con le tecnologie elettroniche (reti, programmi ipermediali e interattivi, viaggi virtuali, intelligenze artificiali, cloni...) e con il nuovo clima scientifico provocato dalle ricerche e dalle scoperte nel campo della fisica (nuovi materiali, robotica e nanotecnologia), della genetica (mappatura del DNA umano e sue conseguenze) e della bioingegneria (esperimenti di ibridazione e di clonazione).
L’insieme di queste incessanti innovazioni tecnologiche e scientifiche ha concorso a riattivare nell’artista lo spirito della ricerca e il desiderio di confrontarsi direttamente con le possibilità offerte dalle nuove scoperte, grazie anche al fatto che gran parte della più recente produzione letteraria e cinematografica ha tradotto la fiction in un paesaggio quasi quotidiano, in cui i confini tra realtà e immaginazione fantastica si sono fatti sempre più tenui ed ambigui.
Nello stesso tempo, le stesse tecno-scienze, non avendo più modo di riflettere, data l’urgenza competitiva del mercato, sulla validità, da un punto di vista sociale o etico, delle proprie ricerche e della propria produzione, si sono, per così dire, rivestite di "estetica", vale a dire d’un apparato spettacolare, in cui la componente attrattiva è diventata prevalente, tanto da essere consumata soprattutto nei cosiddetti parchi a tema, nei quali precipitano le più interessanti ricerche tecnologiche. In una società spettacolare tutto deve convergere a produrre effetti!
Esiste quindi un moto che va non solo dalle arti alle scienze, ma anche in direzione contraria, come possiamo riscontrare studiando le attività e i programmi di lavoro del celebre laboratorio dei Media al MIT di Boston, i cui ricercatori, come sostiene Minsky, stanno operando per rendere reale la fiction.

Questa nuova cultura artistica, fondata su metodi di contaminazione di concetti e di idee, assumendo come postulato l’affermazione del carattere virologico dei linguaggi (secondo Burroughs), è riscontrabile in tutto un insieme di segnali, di cui possiamo cercare di definire i tratti più salienti.
Il luogo dell’opera è diventato un luogo di operazione, un set spettacolare sul quale, ad esempio, la Orlan si fa effettivamente operare chirurgicamente, mettendo in corto circuito l’estetica filosofica con quella chirurgica; i confini di diffusione dell’opera sono ormai televisivi e dunque satellitari, parabolici! (si vedano le dimensioni planetarie raggiunte da artisti come Nam Jun Paik, Jennifer Holzer o gli U2, che hanno trasmesso le loro performances mediante satelliti televisivi sull’intero pianeta); i generi distintivi delle arti sono definitivamente saltati, il design è diventato quasi essenzialmente simbolico e la stessa architettura ha recuperato il suo più estremo significato metaforico; il carattere dell’opera non è più unitario, ma complesso, eteronomo, ibrido, sinestetico, e, soprattutto, indipendente da una codificazione stilistica, aprendosi ad una totale libertà di scelta formale e contenutistica (si veda l’eteronomia linguistica di artisti come Matthew Barney o Laurie Anderson); i riferimenti concettuali dell’opera chiamano in causa categorie post-estetiche, più inerenti al bisogno di comunicare, "usando anche dell’arte, se necessario", come hanno fatto o fanno gruppi quali i Laibach, gli Irvin, i Coil, i Fura des Baus, il Survival Research Laboratory: qui la musica diventa, come per Laurie Anderson nei suoi concerti-performances con Burroughs (il quale, per altro, mixa la sua demoniaca voce con l’ultimo Cobain, coast by coast), solo una strategia, un mezzo, non più un fine; la cosiddetta video arte è diventata una categoria molto aperta, che racchiude molteplici e differenti ricerche, tra loro estremamente diversificate (da Bill Viola a Nam Jun Paik e a Plessi, da Gary Hill alla Abramovic, da Nauman a Vasulka a Studio Azzurro...); le tecnologie della simulazione hanno dato luogo a tutta una serie di avventure immersive, grazie alle quali si è superato il muro dell’immagine, il soggetto potendo in tempo reale interagire con essa, essendone parte integrante, fino a giungere alle opere interattive, per esempio, di Karl Sims, di Sommerer-Mignonneau, di Shaw.

Tutto ciò che si muove nell’epoca della mutazione passa attraverso canali che si intrecciano in una rete informatica in continua evoluzione. Tutto si muove all’interno di istmi, di zone di passaggio che collegano, non senza pericoli, continenti diversi.
Le arti sono diventate scienze del transito, non più tese a portare l’invisibile nel visibile, ma il vivibile nell’energia della contaminazione, dell’ibrido, della chimera, della doppia abitabilità.
Nuovi ismi si materializzano dentro gli istmi: ismi come istmi, nei cui stretti passaggi concetti e figure sono forzati e costretti a passare, a scontrarsi, a fondersi: sinestesie. Non più l’accento sulla crisi, ma sul transito, sul percorso, sulla mutazione, sull’incalzante metamorfosi.
L’evoluzione del pensiero creativo contemporaneo intreccia percorsi caotici nella geografia smisurata della complessità. Transiti. Cambiamenti di stato. Mutazioni. Virus, passaggi di meme.

Cos’è il meme?

da Laurie Anderson, Language is a virus, 1986

da Laurie Anderson, Language is a virus, 1986

da Laurie Anderson, Language is a virus, 1986

da Laurie Anderson, Language is a virus, 1986

da Laurie Anderson, Language is a virus, 1986

da Laurie Anderson, Language is a virus, 1986

La memetica è la teoria dei "replicatori culturali", basata sulla filosofia della mente di Daniel Dennett e la sociobiologia di Richard Dawkins. La memetica postula il meme come la fondamentale unità nella evoluzione sociale (social evolution), un processo che viene trattato come tecnicamente equivalente all’evoluzione biologica e genetica.
Il termine è stato coniato da Dawkins, per analogia con "gene"; indica una unità di informazione intellettuale o culturale, che sopravvive abbastanza tempo per essere riconosciuta come tale, e che può passare da una mente all’altra.
Slogans, frasi fatte, melodie, icone, invenzioni, comportamenti, mode e soprattutto modelli di pensiero, idee, credenze si trasferiscono da una persona all’altra mediante un processo che sarebbe troppo riduttivo definire di imitazione. Geneticamente le informazioni genetiche passano da un corpo all’altro attraverso lo sperma e l’uovo femminile. Come passa un meme da un cervello ad un altro?
Ciò che è la novità di queste ricerche scientifiche consiste non tanto nell’aver individuato nel meme una straordinaria vitalità e vivacità di propagazione, che in diversi modi è stata analizzata e studiata, quanto nell’aver scoperto che esso non si comporta solo metaforicamente come una struttura vivente, ma di fatto! Richard Hawking sostiene che, per esempio, l’idea di "credere in un’altra vita dopo la morte" faccia parte di un lungo processo memetico, propagatorio e virologico, che ha coinvolto miliardi di persone, come se fosse una struttura nervosa nel corpo delle persone in tutto il mondo.
Il sistema di propagazione del meme è sia orizzontale, di persona in persona, sia verticale, da adulto a giovane,in un procedimento ad albero: ognuno riproduce lo schema propagatorio ad altri e ad altri ancora.
Diversamente dal gene, il meme non è codificato in un codice universale all’interno delle cellule del nostro cervello. Un esempio adotto è il meme per la soluzione prospettica nell’rte figurativa, che è sicuramente sorto in un momento preciso della cultura rinascimentale italiana e si è, solo in seguito, diffuso nel resto d’Europa e di qui nel resto del mondo, per quanto non dovunque.

Come dicevamo meme è una comunicazione giunta… in profondità. Una parola, una frase, un colloquio, un discorso, … una lezione!

Quando tu mi impianti un fertile meme nel mio pensiero, tu, letteralmente ti sei parassitato in me, avendolo utilizzato come un veicolo di propagazione e facendo esattamente come fa un virus che è penetrato in una delle mie cellule.
Ovviamente la questione non riveste solo un interesse tecnico, ma diventa straordinaria occasione per riattraversare il concetto stesso di comunicazione.
Innanzitutto di comunicazione in senso generale, in un secondo momento nel senso specifico di comunicazione visiva.
Da un punto di vista generale, la comunicazione, per quanto riguarda il suo stesso meccanismo di trasferimento di un’informazione, è memetica. Per questa ragione un aforisma zen insegna: se incontri un maestro, uccidilo.

La responsabilità di chi parla è enorme. Ma senza questa trasmissione d’informazioni mediante comunicazione l’uomo è fuori del sapere, potremmo dire è escluso dalla tecnica. Poiché il primo strumento della tecnica è il linguaggio stesso.
Una prova fondamentale ed una dimostrazione della virologia del meme sta alla base dell’arte, ed esattamente nell’indefinita produzione di immagini. L’opera che vediamo, sia essa un dipinto, una scultura o un’architettura, è una stratigrafia profonda, di immagini di immagini di immagini; una sotto l’altra, una dopo l’altra, le immagini costituiscono un infinito palinsesto di dati visivi, situati nei giacimenti iconografici dei nostri repertori, dei nostri archivi e, soprattutto, della nostra influenza memetica!

On-line texts
David Brin: The New Meme
Luc Claeys: Behavior of Information
Richard Dawkins: Viruses of the Mind
Mike Godwin: Meme, Counter-meme
Ron Hale-Evans: Memetics: A Systems Metabiology
Joe Formoso: Memes, and Grinning Idiot Press
H. Keith Henson: Memes, Metamemes and Politics
H. Keith Henson and Arel Lucas: Cryonics, religions and memetics: A Theoretical Understanding
Francis Heylighen: 'Selfish' Memes and the Evolution of Cooperation
Les Jones: Good Times Virus Hoax FAQ
Joshua S. Lateiner: Of Man, Mind, and Machine
Elan Moritz: Memetic Science: I - General Introduction
Heith Michael Rezabek: Autologue: Interdisciplinary Dialogue within the Global Network Environment
Heith Michael Rezabek: Tutorial: Applied Memetics
Shawn P. Wilbur: Running Down the Meme: Cyberpunk, alt.cyberpunk, and the Panic of '93
Hans-Cees Speel : Memetics: On a conceptual framework for cultural evolution

Web pages
Yahoo: Memetics
KMO: The C Memetic Nexus
Sputnik: Meme theorists on the web
baBs777: Meme of the Week
Richard Brodie: Meme Central
Onar Åm: The Origins of Knowledge
Eric Watt Forste: Arkuat's Meme Workshop
Douglas Rushkoff: Media Virus
Anders Sandberg: Memetics page
Cosma Rohilla Shalizi: Memes
Hans-Cees Speel: Some pointers and a short introduction to memetics
Zhahai Stewart: Meme gardening page
Marius Watz: Memetics
Ken Kitowski: Memetics Index